MeritiAMOci l’Umbria / Gli incontri di Todi (24 giugno) – Spello (27 giugno) – San Gemini (8 luglio) – Fossato di Vico (9 luglio) – Magione (16 luglio) – Perugia (23 luglio) – Montone (24 luglio)

I dibattiti, che hanno visto complessivamente la partecipazione di oltre 200 persone, compresi sindaci, amministratori locali e rappresentanti del Partito Democratico nel territorio regionale, sono stati caratterizzati da una sostanziale e diffusa condivisione degli obiettivi, individuando alcuni temi come nettamente prioritari per il Pd e per la comunità regionale diffusa.
C’è la piena consapevolezza che il tema della sostenibilità ambientale possa essere di fatto l’asset cardine dello sviluppo territoriale. Questo dovrebbe declinarsi non solo relativamente a una decisa e netta politica di orientamento della prossima programmazione europea sui temi della green economy, della chimica verde, del riuso, dell’economia circolare e della riconversione industriale sostenibile, ma abbraccerebbe più temi affini e complementari, così da caratterizzarsi come progetto organico di identità e sviluppo regionale:

 

  • Stop al consumo di suolo, riconversione dell’esistente oltre che in chiave economica anche in chiave sociale, unendo la domanda e offerta dell’”housing sociale” sui tanti immobili non utilizzati
  • Rinnovata politica energetica che possa sviluppare anche fonti fin qui poco sperimentate come l’eolico
  • Crescente offerta di proposta turistica legata alle esperienze ambientali, enogastronomiche e di rilievo sportivo, in particolare se “ecocompatibili” con il territorio (pesca sportiva, mountain bike, etc.)
  • Un nuovo piano di sviluppo rurale che possa caratterizzarsi come maggiormente premiante per i giovani imprenditori e per chi investe nel biologico, nella consapevolezza che vi è la percezione diffusa che nella passata programmazione queste misure non siano state sufficientemente finanziate a scapito di altre più strutturate
Su questi vettori andrebbero poi riorientate le politiche legate all’offerta formativa e alla formazione professionale sul modello “Emilia Romagna” che ha sviluppato in questi anni sinergie vincenti tra scuola, fondazioni, Regione e aziende per creare i tecnici altamente specializzati richiesti dal mercato e startupper di imprese innovative. Di pari passo questa impostazione andrebbe replicata anche su settori tradizionalmente importanti e di grande riconoscibilità nazionale e internazionale come artigianato artistico e manifatturiero.
Complessivamente “la filiera sostenibile” appare come l’asset prioritario delle politiche di sviluppo della regione, incentrate in particolare verso la crescita occupazionale delle giovani generazioni che sia nelle aree interne che nelle città, fanno registrare preoccupanti fenomeni di emigrazione, con il pesante rischio di spopolamento in particolare per le prime.
Di particolare rilevanza rimane il tema delle infrastrutture soprattutto sul livello di manutenzioni della rete stradale, dove è auspicabile una nuova definizione degli assetti che non lasci residualmente alle province la gestione delle medesime, e delle infrastrutture su ferro, in particolare riguardo il potenziamento della Foligno-Terontola e della Orte-Falconara; contestualmente si ritiene opportuno solleticare meccanismi e strumenti “compensativi” tenuto conto che la nostra Regione è tra quelle toccate solo marginalmente dalla linea Alta Velocità.
Sui temi della salute e della persona si solo concentrate molte proposte, specialmente su quella che potremmo chiamare “umanizzazione della razionalizzazione”. Tendenza diffusa è che la progressiva razionalizzazione delle strutture sanitarie sia un processo ineludibile e comunque irreversibile. Ciò premesso, nella consapevolezza di un livello di prestazioni complessivamente discreto, che anzi come ha fatto rilevare qualcuno risulta non pienamente sfruttato nell’ottica della mobilità tra regioni, un approccio esclusivamente “contabile” rischia di produrre disservizi e iniquità. Gli spostamenti all’interno del territorio regionale possono essere non troppo agevoli, e a volte comunque dispendiosi, in particolare per le persone più anziane: occorre intervenire potenziando i servizi di prossimità e accompagnando i percorsi di razionalizzazione con servizi tecnici e logistici di supporto così da rispondere efficacemente anche sull’abbattimento delle liste d’attesa.
Infine, sempre riguardo alla persona, alla crescente domanda di lotta alla povertà va risposto con politiche di inserimento e reinserimento più coraggiose soprattutto sulle generazioni “di mezzo” e cioè i giovani che non sono stati assorbiti dal mercato del lavoro negli anni della crisi, e le persone in età più avanzata, ma non ancora pensionabile, fuoriuscite da quest’ultimo in questi anni. Contestualmente va risposto alla domanda di sicurezza nelle città e nel territorio non con proclami ma con progettualità nuove in particolare sulla salvaguardia, sulla tutela e sul monitoraggio degli spazi comuni (parchi, luoghi di aggregazione di giovani  e famiglie ecc.ecc).
Restano poi prioritari alcuni elementi valoriali a cui va dato seguito con scelte anche nette e radicali se serve, come sulla legalità, dove per limitare al massimo la fonte di maggiore infiltrazione delle mafie nell’economia locale andrebbe di fatto superata la metodologia delle gare al massimo ribasso, e sulla meritocrazia dove vanno adottate misure ben precise anche nei concorsi pubblici, atte a valorizzare, curricula particolarmente qualificati, o titoli post laurea conseguiti, a cui oggi non sono riconosciuti punteggi premiali.
 Unitamente alle idee e alle proposte fin qui sinteticamente enunciate, più volte ci si è soffermati nei numerosi interventi dei partecipanti, sulle modalità di esercizio dell’azione di governo, sottolineando la necessità di archiviazione, da un lato del campanilismo a volte esasperato tra i territori e dall’altro del superamento di una modalità di interlocuzione con una rete consolidata di soggetti che tendono a suggerire  metodologie e percorsi già sperimentati e spesso non più rispondenti alla realtà dinamica regionale, con l’effetto di apparire come una classe dirigente e amministrativa troppo incline ad ascoltare una cerchia ristretta di interlocutori, piuttosto che la comunità diffusa.